Il fondo ha cavalcato l’ascesa delle materie prime, su cui è investito a 360 gradi, cogliendo le opportunità che si creano nelle diverse fasi del ciclo economico. E’ interessante il profilo di rischio; penalizzante quello commissionale.
Questo mese ha conquistato le cinque stelle di Rating Morningstar, ma il rapporto rischio/rendimento del comparto ING (L) Invest European Materials X è stato molto discontinuo nel tempo, come mostrano i frequenti cambiamenti nel posizionamento all’interno della categoria.
Con un patrimonio di 41 milioni di euro, il fondo, che ha appena compiuto i sei anni di vita, investe in società operanti nel comparto chimico su cui il portafoglio è esposto per il 37%, dei metalli e dell’industria mineraria (42%), dei materiali da costruzione (13%) e della carta (7%). E’ escluso l’investimento nei titoli energetici, come mostra la distribuzione settoriale. Quello delle materie prime è un settore ampio, nel quale i sottocomparti sono relativamente indipendenti l’uno dall’altro e reagiscono in modo differente alle varie fasi del ciclo economico.
Patrick den Besten, alla guida del fondo dal luglio del 2005, è convinto che “l’aumento della domanda di materie prime da parte dei Paesi emergenti, in particolare Cina e India, è attualmente un tema importante d’investimentoâ€. “Dopo le recenti correzioniâ€, continua il manager, “le valutazioni sono diventate più attraenti a fronte di una crescita economica continuaâ€. Secondo il gestore attualmente i prezzi delle commodities si stanno stabilizzando ad alti livelli.
La capacità di selezione dei titoli da parte del manager è rappresentato dal valore dell’alfa, ben superiore all’unità , contro una media di categoria negativa.
Il portafoglio è ridotto a quasi una trentina di posizioni, di cui le prime dieci pesano per il 57% degli asset totali. Come mostra il Morningstar Style Box, il gestore predilige le società a larga capitalizzazione che rappresentano il 73% delle attività complessive, mentre in termini di stile si focalizza sul blend, a metà strada tra la crescita e il valore. Dal punto di vista geografico, Gran Bretagna (32%), Germania (19%) e Francia (11%) sono i Paesi maggiormente rappresentati nel portafoglio.
Da gennaio il prodotto di domicilio lussemburghese ha sovraperformato il parametro di riferimento, l’Msci 10/40 European Materials, di due punti, mentre nel triennio la performance annualizzata si è attestata a +27%, leggermente inferiore a quella del benchmark.
Rispetto alla categoria degli Azionari Settore Beni Industriali, sin dal lancio ha sempre realizzato rendimenti inferiori, fatta eccezione per il 2004 e il 2006. Il fondo ha cavalcato a pieno il rally delle materie prime che ha caratterizzato il 2006 e da inizio anno ha registrato nove punti in più rispetto al rendimento di categoria, migliorando il suo posizionamento nel ranking e collocandosi nel quinto percentile. Nonostante i brillanti risultati, il profilo di rischio, in termini di deviazione standard a tre anni, è inferiore ai competitor.
Tuttavia gli investitori devono essere consapevoli che il fondo è volatile in termini assoluti, per via delle forti variazioni dei prezzi delle commodities, ed è focalizzato su un segmento particolare del mercato.
Sul fondo pesa, inoltre, il rischio di cambio: più della metà del patrimonio è investito nell’euro, ma il comparto è esposto anche alle altre valute europee, come la sterlina e il franco svizzero. A differenza, però, di altri competitor, il fondo non risente del cambio euro/dollaro, non essendo il mercato americano presente in portafoglio.
Poco competitivo è il profilo commissionale. Il costo di gestione annuo pari all’1,75% è superiore alla media dei concorrenti (1,65%) e a questo si affianca il costo di sottoscrizione che può arrivare fino al 5%.
di Michela Muscio per Morningstar.it
