Tratto da Il Sole24OreÂ
I Comuni sospendono i rapporti istituzionali con il Governo. Da oggi, in attesa di una risposte chiara su almeno cinque fronti aperti (Dpef, sgravi Ici, sblocco degli avanzi di amministrazione, federalismo fiscale e costi della politica), la delegazione Anci non parteciperà a tutti i tavoli di concertazione, a partire dalla Conferenza Stato-città e Autonomie locali per finire con la Conferenza unificata. L’annuncio dell’Aventino dei sindaci arriva al termine di un direttivo straordinario, convocato dal presidente Leonardo Domenici nelle stesse ore in cui il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, illustra alle commissioni Bilancio di Camere e Senato il Dpef 2008-2011.
«Siamo profondamente insoddisfatti della qualità dei rapporti che riusciamo ad avere con il Governo» dice Domenici presentando ai giornalisti il documento «approvato all’unanimità dal Comitato direttivo». Qualche sindaco resta ad ascoltare il suo presidente, gli altri lasciano la sede di via dei Prefetti col muso lungo. Al parlamentino riunito in mattinata non c’erano i big, da Cacciari a Cofferati e Veltroni, da Cammarata alla Russo Jervolino. Ma l’annuncio della rivolta corre più delle agenzie. Sergio Chiamparino, primo cittadino di Torino, che invece c’era, spiega serio: «Non c’è da parte nostra la volontà di fare i Masanielli. Vorremmo solo che ci fossero le condizioni per un normale confronto tra forze che hanno dignità istituzionali riconosciute della Costituzione». E Letizia Moratti, che ha seguito da Milano la riunione in collegamento telefonico, aggiunge: «La cosa più grave è la mancanza di rispetto nei confronti dei comuni». Ad ascoltare Domenici, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è proprio il Dpef: «In quel documento manca un’adeguata valutazione delle situazione critica in cui versano i Comuni e non si tiene conto del ruolo che possono svolgere per la crescita dell’economia».
Ma naturalmente c’è molto di più. Sugli sgravi Ici, che sono stati annunciati, c’è la preoccupazione per le compensazioni indefinite. Sugli avanzi di amministrazione (4,5 miliardi cumulati, un “tesoretto” di cui il decreto di giovedì scorso ha sbloccato solo 200 milioni), c’è la richiesta di un utilizzo assai più esteso. Segue poi l’improcastinabile rivisitazione del Patto di stabilità interno e i rilievi sul Ddl delega sul federalismo fiscale, che introduce una gerarchia troppo favorevole alle Regioni per la gestione delle risorse da distribuire per le funzioni fondamentali. Infine c’è il Ddl sui costi della politica, oggi all’esame del Consiglio dei ministri. «Quello che chiediamo è un patto tra le istituzioni» dice Domenici. Che ricorda come l’Anci, sul terreno della «qualità della spesa», si sia mossa da anni e ora rilancia con quattro linee di azione per intercettare la collaborazione «possibile e reciproca» con il Governo: la riduzione dei componenti delle assemblee elettive; il contenimento delle indennità e i trattamenti economici di tutti gli organi istituzionali (alta dirigenza compresa); la riduzione degli enti intermedi; l’individuazione di tetti percentuali delle spese di funzionamento istituzionali in relazione al bilancio dell’ente. Domenici ha il mandato di proporre questi interventi alle più alte cariche dello Stato. Mentre la richiesta a Prodi è per un incontro straordinario cui possa partecipare l’intero Consiglio dei ministri.
Le solidarietà a Domenici si sprecano: l’Anci lombarda si dice pronta alla disobbedienza istituzionale, l’Upi garantisce il pieno sostegno delle Province e, dall’opposizione, l’ex ministro Roberto Maroni (Lega) osserva: «Nemmeno noi eravamo riusciti a rompere con i sindaci». La voce di rammarico che si leva dal Governo è quella di Linda Lanzillotta. Il ministro per gli Affari regionali e Autonomie si dice «dispiaciuta». Ma comprende: «Una serie di decisioni hanno esacerbato i comuni, perché hanno avuto la sensazione fondata che ci fosse una scarsa comprensione» dei loro problemi. L’augurio è che il Consiglio dei ministri, «non so se in tutta la sua integrità o solo con il presidente e il ministro dell’Economia» potrà meglio valutare le ragioni dei sindaci.
