Attacco hacker al Pentagono: 1.500 computer fuori uso

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Gli hacker hanno colpito il Pentagono: un ignoto gruppo di pirati informatici ha messo fuori uso le mail e la rete Internet di 1.500 computer appartenenti a impiegati del quartier generale dell’esercito americano. La notizia è stata confermata dal segretario della difesa statunitense, Robert Gates, secondo cui l’attacco ha creato solo alcuni problemi logistici e che, in ogni caso, il personale ha potuto lavorare utilizzando i propri BlackBerry.

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Dietro le rassicuranti parole del segretario alla Difesa si nasconde però la storia di un’autentica battaglia che gli Stati Uniti combattono ogni giorno: lo stesso Gates ha ammesso che la struttura militare è bersagliata quotidianamente da decine di attacchi pirata, ma, evidentemente, questa volta gli hacker erano particolarmente ben organizzati. Superare i sistemi di protezione del Pentagono non è infatti per nulla semplice: la Difesa americana si è dotata di una vera e propria struttura, la Joint Functional Component Command for Network Warfare (JFCC-NW), che ha il compito di proteggere l’intero sistema informatico militare statunitense da ogni tentativo di intrusione. Nel solo 2004 sarebbero stati bloccati quasi 75.000 incursioni pirata. Secondo molte fonti però, i compiti della JFCC-NW non sarebbero solo difensivi: il gruppo viene spesso descritto come una sorta di banda di hacker al servizio degli Stati Uniti, e dunque in grado anche di offendere le reti informatiche dei paesi “nemici”.

Il governo statunitense ha investito molto sulla sicurezza informatica dei suoi centri strategici dopo che, intorno alla fine degli anni ’90, gli hacker erano riusciti sia a bloccare per alcuni giorni i computer del Pentagono che a violare alcuni preziosi segreti militari. Sempre in tema di assalti informatici è da segnalare la storia di Gary McKinnon: si tratta di un hacker inglese che dopo l’11 settembre riuscì a penetrare negli archivi segreti del Pentagono, a quanto dichiara, per cercare prove sull’esistenza degli extraterrestri. Gli Usa lo accusano invece di aver bloccato importanti sistemi informatici della Difesa. Se la Gran Bretagna concederà l’estradizione, Mc Kinnon rischia sino a 70 anni di carcere.

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