La Banca Centrale Europea ha ritoccato all’ins? i tassi di interesse, portando il costo del denaro al 4%. Si tratta dell’ottavo intervento degli ultimi 18 mesi. E per milioni di italiani questa decisione si traduce in una rata del mutuo ancora pi? pesante. Per chi ha scelto il tasso variabile, infatti, dalla fine del 2005 ad oggi la rata è lievitata di oltre un terzo. E le associazioni dei consumatori lanciano l’allarme insolvenza.
Â
Â
Per l’Adusbef questo ennesimo rialzo mette migliaia di famiglie italiane a rischio insolvenza. L’aumento dei tassi sui mutui, che passa dal 3,5% del dicembre 2005 al 5,75 % di oggi, “comporter? esborsi consistenti e forse insostenibili per tantissimi cittadini, che hanno acceso mutui a tasso variabile e che dovranno pagare maggiori rate da un minimo di 1.350 euro l’anno (pi? di uno stipendio mensile buono) fino a quasi 3.000 euro (2.968 euro per la precisione), che sono l’equivalente di due buoni stipendi”.
L’Adusbef ricorda che le banche hanno gi? attivato procedure esecutive a 400mila famiglie, su 3,5 milioni di mutuatari (quasi il 12% del totale), perché non riescono a sostenere gli aumenti delle rate ed hanno dichiarato insolvenza. L’associazione chiede quindi al governo ed al Fondo Interbancario di Garanzia “un aiuto tangibile per milioni di famiglie che rischiano di perdere la casa, costata sudore e sangue, in modo da poter ristrutturare i mutui, anche con l’allungamento della vita residua, a tassi di interesse ragionevoli”.
L’Adiconsum comunque ricorda che il consumatore ha oggi una possibile alternativa utilizzando i mezzi messi a disposizione dai vari Decreti Bersani che consentono di modificare il mutuo, sostanzialmente senza costi di estinzione e di rinnovo.
È quindi importante che il sistema bancario aiuti i consumatori nelle scelte pi? appropriate nella gestione del proprio debito, sia consigliando le scelte pi? opportune per i mutui fondiari sia facendo attenzione a non fare indebitare troppo le famiglie, particolarmente nel Mezzogiorno, che, ormai, a fronte di redditi sostanzialmente fermi da 5 anni, iniziano ad avere un peso finanziario difficilmente sostenibile.
