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Un tormento. Cambiare operatore di telefonia mobile conservando il vecchio numero è ancora un’impresa da temerari. Certo si possono intascare laute promozioni, sconti e bonus di traffico, ma per un passaggio tecnico che dovrebbe durare al massimo cinque giorni lavorativi si attendono settimane.
Se tutto va bene. Il caso limite della mobile number portability è stato appena raggiunto: oltre 250mila clienti di Tim che attendono di migrare verso Vodafone.
Una lista d’attesa impressionante. Un arretrato pi? consistente si era raggiunto solo una volta, con 400mila richieste di passaggio verso Tim (totale dei clienti provenienti da due diversi gestori, Vodafone e Wind).
Ma chi frena? Tecnicamente a “liberare” il cliente devono essere gli operatori di partenza, che da quando la portability è entrata in vigore, a met? del 2002, non di rado tentano di rallentare le procedure (e senza troppe distinzioni tra i quattro gestori).
Nel caso specifico ha inciso un’ondata di promozioni mirate da parte di Vodafone verso un target ben preciso, i clienti Tim. Così, negli ultimi mesi si è verificato un picco di richieste che ha ampiamente superato la capacit? giornaliera di evasione degli ordini. L’Autorit? nel giugno 2006 aveva gi? aumentato il numero minimo dei passaggi che ogni operatore è tenuto a garantire (da 7.500 a 9mila al giorno). Ma evidentemente non basta. In attesa di un intervento strutturale e valido per tutti i gestori, tra Tim e Vodafone è stato raggiunto un accordo temporaneo per smaltire l’arretrato accumulato, e il numero degli utenti in attesa risulterebbe in rapido calo.
Ma è solo l’illusione di risolvere il problema. La number portability, nonostante con i suoi oltre 11 milioni di passaggi faccia dell’Italia il secondo miglior Paese in Europa, continua a far dannare migliaia di consumatori. Il limite di 9mila passaggi al giorno appare ancora troppo basso rispetto alla richiesta del mercato; per giunta il tempo medio di attesa si aggira intorno ai 25 giorni. Il credito telefonico residuo (quello che abbiamo quando decidiamo di cambiare) non si può trasferire sulla nuova scheda, nonostante sia una delibera del 2002 sia il decreto Bersani lo prevedano.
Poca trasparenza
Non basta. Quando si effettua una telefonata non si ha pi? certezza di quale tariffa pagheremo. Perché il numero che chiamiamo potrebbe essere passato ad altro gestore.Una soluzione, in teoria, c’è: si antepone il prefisso 456 al numero e a quel punto una voce automatica chiarir? il dubbio. Ma il servizio non è mai stato pubblicizzato a dovere e ora l’Autorit? vuole imporre ai gestori un nuovo meccanismo, pi? trasparente ed immediato.
Su tutto questo, dopo una valanga di segnalazioni, ha deciso di scendere in campo anche l’Antitrust. In una lettera, sfiorando il caso diplomatico, il Garante della concorrenza ha sottolineato all’Autorit? per le comunicazioni l’importanza di garantire la portabilit? «immediata» e il mantenimento del credito residuo. Pi? che mai adesso, visto che, dopo l’abolizione dei costi di ricarica, i gestori potrebbero imporre ai clienti aumenti delle tariffe (Wind lo ha gi? fatto).
Banda larga
L’Autorit? per le comunicazioni ha approvato la delibera che dovrebbe migliorare l’offerta all’ingrosso di Telecom per i concorrenti nel settore della banda larga. La nuova modalit? si chiama «bitstream», (si veda Il Sole24 Ore di ieri) ma i provider sono gi? in preallarme: l’offerta dovr? essere allineata alle best practice europee e contenere prezzi orientati al costo; non basta uno sconto del 20% rispetto ai prezzi che Telecom applica al dettaglio.
È una questione chiave per il mercato italiano dell’Adsl che, secondo una nuova indagine dell’associazione Altroconsumo, resta tra i pi? cari in assoluto in Europa. Conforta solo in parte sapere che, rispetto all’inchiesta di Altroconsumo condotta due anni fa, il costo delle connessioni è in diminuzione. Se si considera un contratto a costo fisso mensile, oggi si pagano in media circa 20 euro contro i 30 euro del 2005.
