La spesa pubblica è la metà del PIL

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L’Italia è capace di tenere a freno deficit e debito accumulato, ma non i cordoni della spesa pubblica, al punto che oltre la metà del prodotto interno lordo se ne va per i mille rivoli delle amministrazioni statali e degli enti locali. Questo si evince dai dati che Istat ha trasmesso ad Eurostat (il suo omologo comunitario) e che quest’ultimo ha ieri reso noti. Se, dunque, non ci fosse il salasso della spesa pubblica, la congiuntura potrebbe apparire soddisfacente per il nostro paese.

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I numeri dicono che il rapporto deficit/pil che negli ultimi anni ha conosciuto performance preoccupanti, salendo dal 3,5 del 2004 al 4,4% del 2006, per l’anno in corso, sostenuto dalla crescita ma anche dall’incremento del gettito, si attesterà sul 2,3%. Dato assolutamente lusinghiero.

Anche per il debito le cose volgono al meglio: era pari al 104,3% del Pil nel 2004 ed era arrivato a 106,8 lo scorso anno. Secondo l’Istat scenderà bruscamente quest’anno al 105,4. In questo quadro, però, ci sono due ombre: la prima è che la spesa per interessi sul debito continua a restare alta, e cioè al 4,5% del pil, sugli stessi livelli del 2005 e – soprattutto – che la spesa pubblica continua a lievitare: nel 2006 il totale della spesa rispetto al Pil è salito al 50,1% dal 48,3% dell’anno precedente. Una soglia psicologica, quella della metà del Prodotto interno lordo, che era stata varcata l’ultima volta negli Anni Novanta. Lo Stato, dunque, non ce la fa a controllare la spesa, nonostante gli siano arrivate più tasse del previsto, che sono passate dal 44% del 2005 al 45% del 2006: più tasse e più sperperi, si potrebbe sintetizzare. Senza dire che, nonostante le buone prospettive che Istat ed Eurostat lasciano presagire per l’anno in corso, resta il fatto che i conti pubblici italiani sono ancora in controtendenza rispetto alle economie della zona euro, dove la spesa pubblica ha registrato una leggera diminuzione dal 47,5% del 2005 al 47,4% dell’anno passato. Sono in aumento, invece, in tutta la zona euro le entrate fiscali, passate dal 45,1% del 2005 al 45,8% dell’anno scorso.

Gioverà ricordare che appena sabato scorso il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, in occasione della riunione Ecofin a Berlino, aveva lanciato l’allarme sulla spesa pubblica affermando che «l’obiettivo primario» è ridurre la spesa primaria. Ma se la banca centrale punta il dito contro la spesa facile, gli imprenditori di Confesercenti sembrano più spaventati dal dato dell’incremento del gettito: «L’andamento positivo dei conti pubblici – ha detto il presidente Marco Venturi – deve essere orientato soprattutto a creare nuovo sviluppo e nuova occupazione», e questo obiettivo richiede «il ribaltamento della logica finora adottata, che punta all’aumento della pressione fiscale sulle Pmi, sempre più ammantato da lotta all’evasione, attraverso ripetuti adeguamenti al rialzo degli studi di settore».

Il sindacato invece sollecita, proprio a motivo della crescita del gettito, una maggiore attenzione al welfare: «Ora – ha detto il leader della Cisl Raffaele Bonanni – ci sono ora le risorse da investire in welfare e in sviluppo. La sfida vera è seguire una strategia di sostegno a sviluppo e welfare». Per fare il punto su questi conti e sulla congiuntura, ieri pomeriggio a palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Romano Prodi ha voluto vedere il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa

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