Gucci in scarpe da ginnastica Pinault lancia l’Opa su Puma

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Calzate dal pibe de oro Maradona e dalla ragazza d’oro di Hollywood Cameron Diaz, le scarpe Puma non potevano che infilarsi nel mondo del lusso. Quel destino s’è concretizzato ieri con le parole di François-Henri Pinault: il patron del gruppo francese Ppr ha annunciato di aver acquistato il 27,1% di Puma dalla Mayfair, la holding di famiglia degli Herz. Pagando si intende: a 330 euro per azione lo shopping in casa Herz è costato 1,4 miliardi. L’offerta amichevole che verrà lanciata nei prossimi giorni sul resto del capitale, invece, dovrebbe invece costare circa 5,3 miliardi. Risiko in scarpe da tennis.

Dopo aver costruito il numero tre del lusso mondiale intorno a marchi come Gucci e Saint Laurent, Pinault ha deciso di rinfrescare il portafoglio gettandosi nel sportlifestyle, genere a mezza strada tra lo sport e la moda. Gli viene comodo l’apporto del terzo marchio mondiale nell’abbigliamento sportivo, il quale da tempo era a sua volta alla ricerca di un partner solido abbastanza da affrontare le spallate potenti dei colossi Nike (che a comprare Puma s’è provata, nel gennaio 2006, invano) ed Adidas. Ppr punta a ricollocare il catalogo Puma su una gamma più alta, aggiungendo a sport e moda quel tocco di lusso della casata, e approffittando dell’occasione per rinverdire l’immagine del resto della scuderia. Entusiasta Jochen Zeits, l’ad Puma: «è il partner ideale», dice, e invita gli azionisti ad aderire all’offerta francese. Sul mercato, viceversa, è già partita la speculazione: si scommette su un rialzo (330 euro sembran pochi), e a Francoforte ieri il titolo Puma ha messo a segno un rialzo del 9,44%.

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Ce n’è abbastanza da impensierire Nike ed Adidas. E se per i primi si tratta «solo» di affari, per i secondi lo spauracchio Puma è un fantasma di famiglia: tra il fondatore, Rudi Dassler e suo fratello Adolf «Adi» Dassler (naturalmente mister Adidas) e le rispettive aziende negli anni Cinquanta si scatenò una feroce guerra di campanile. Raccontano che a Herzogenaurach bastasse scambiare due parole con un operaio dell’«altra» fabbrica per essere licenziati. Altro che risiko.

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