Padoa-Schioppa: “Troppi macchinisti nelle Ferrovie”

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Sostiene il ministro dell’Economia: «Per fare delle Fs un’azienda di eccellenza servono scelte difficili e impopolari». Tommaso Padoa-Schioppa si presenta alla commissione Trasporti della Camera per illustrare la sua «ricetta» e non usa mezzi termini: parla di «ridondanze» ed «esuberi notevoli» di personale, ipotizza il taglio di rami secchi e nuovi aumenti delle tariffe. E subito scoppia la polemica. Protestano tutti: sindacati, consumatori, forze politiche di maggioranza e di opposizione. Interviene anche il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, che a proposito delle tariffe invita ad evitare «fughe in avanti». «Il problema della ristrutturazione delle Ferrovie – dichiara – non si risolve così».

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La requisitoria del responsabile del Tesoro, invece, sembra non ammettere repliche: le Fs – sostiene Padoa-Schioppa – sono da troppo tempo in sofferenza, a cominciare dall’equilibrio economico. Con «aree di attività strutturalmente in perdita, tariffe ferme da troppo tempo e comunque inferiori del 30-50% agli altri operatori europei, un disallineamento tra servizi richiesti dallo Stato e corrispettivi, una perdita strutturale nel business merci e un costo del lavoro penalizzato da “regole di ingaggio” svantaggiose rispetto al resto d’Europa». Senza contare la fame cronica di investimenti, per l’alta velocità , la rete tradizionale ed il materiale rotabile, ormai obsoleto. La cura? A suo parere quello delle Fs «è un sistema che va potato, come tutti gli alberi sani». E quindi, infrangendo un vero e proprio tabù, punta diritto contro uno dei baluardi di tanti anni di lotte sindacali nelle Ferrovie: i macchinisti. «Se in tutto il mondo i treni possono viaggiare con un macchinista unico – afferma – non si capisce perché in Italia ne servano due. Sono stati fatti degli investimenti, bisogna arrivare a questa soluzione».

Ovviamente, per rimediare allo sfascio il governo deve fare la sua parte, innanzitutto assicurando il necessario livello di investimenti. E in questa logica Padoa-Schioppa difende dalle critiche la revoca delle concessioni per la Tav: «Serve a riprendere i lavori a condizioni adeguate». E per quanto riguarda il progetto «nessuna incertezza: si farà e sono decisi i tempi». Nei piani del Tesoro l’azienda, a sua volta, deve recuperare efficienza e poter definire con più libertà le tariffe. «Questi 4-5 anni di blocco negli aumenti – spiega il ministro dell’Economia – hanno prodotto un danno gravissimo che i conti della società stanno ancora scontando». Per questo il sistema «va ristrutturato», distinguendo in maniera chiara tra parte commerciale e servizio universale. Padoa-Schioppa, quindi, da atto al Fs di aver raggiunto «buoni dati di traffico», «un buon livello di sicurezza» e una discreta puntualità dei treni (nonostante i 15 minuti di tolleranza delle statistiche), e ricorda che con l’azienda il governo sta discutendo il piano strategico 2007-2011.

Da Trieste l’amministratore delegato delle Fs Mauro Moretti ammette di aver trovato «le casse svuotate», ma di essersi subito messo al lavoro. A Roma, invece, scoppia la polemica. Per il leader della Cgil Guglielmo Epifani «non servono i tagli, ma un piano industriale e di sviluppo serio». Inferocito il segretario generale della Filt Fabrizio Solari secondo il quale «è arrivato il momento di sottrarre le scelte di politica industriale al ministro dell’Economia». «Vivamente preoccupata» la Cisl, mentre i delegati delle Rsu contestano il macchinista unico perché «mette a rischio la sicurezza». Contro tagli e rincari si schierano anche Uil, Ugl, Margherita, Pdci, Verdi, Forza Italia e Lega. Le associazioni dei consumatori (Adusbef, Federconsumatori e Codacons) fanno muro sulle tariffe: «Ma il ministro – chiedono – quanto tempo è che non prende un treno?».

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