CORRADO Calabrò, presidente dell’Agcom, veste i panni dello sceriffo del mercato telefonico. E dopo aver decantato le virtù delle compagnie italiane, solo un anno fa in un’intervista Calabrò aveva detto che la concorrenza fra operatori aveva favorito la una riduzione dei prezzi di oltre il 50% in sette mesi, ieri ha improvvisamente cambiato idea sulla correttezza dei principali player del settore e ha inviato i suoi funzionari e la Guardia di Finanza ad acquisire i piani tariffari presso le compagnie di telefonia mobile (Tim, Vodafone, Wind, e 3Italia). Un blitz che si inserisce nell’ambito della vigilanza sulla trasparenza delle tariffe, alla luce del decreto Bersani che prevede l’annullamento dei costi di ricarica a partire dai primi dai marzo. L’Autorità intende verificare è quali siano nel dettaglio le tariffe praticate al momento dai quattro operatori mobili, per poi confrontarle con quelle che verranno predisposte nelle prossime settimane in vista della scadenza del 3 marzo, quando le ricariche delle prepagate non potranno più essere a carico del consumatore. Il decreto Bersani assegna infatti all’Autorità compiti precisi per quanto riguarda la trasparenza delle tariffe. In particolare l’organismo dovrà verificare che l’offerta delle tariffe dei differenti operatori della telefonia evidenzi tutte le voci che compongono l’effettivo costo del traffico telefonico, «al fine di consentire ai singoli consumatori un adeguato confronto». Per questo, l’Autorità intende vederci chiaro, anche per verificare se e in quale misura si dovesse concretizzare il rischio di un possibile aumento dei prezzi: la preoccupazione è infatti che gli operatori, per rientrare dei costi sostenuti per le ricariche, possano per così dire spalmare su tutti i piani tariffari gli introiti che verranno a mancare per effetto del decreto. Una doccia fredda per un settore che a colpi di offerte si contende cliente per cliente e che difficilmente è in grado di porre in essere intese di cartello. Eppure Calabrò non ha esitato ed è passato immediatamente all’azione. Non ha nemmeno pensato al fatto che la concorrenza in Italia almeno nel settore dei telefoni ha ben funzionato. Anche l’Ue lo ha certificato. Nel suo rapporto sulle Tlc dello scorso anno Bruxelles aveva detto: «Bene anche le tariffe previste per i cellulari che risultano di quasi il 3% sotto la media europea». La stessa Ue però nei giorni scorsi ha preso le parti degli operatori telefonici mettendo in dubbio la mossa del Governo di abolire d’imperio i costi delle ricariche
